Linee Guida di riabilitazione sociale

L’inclusione in gruppi sociali esterni alla famiglia è uno degli elementi fondamentali del processo di cura psichiatrico moderno di origine anglosassone. Il portare le persone ad uscire di casa per non incorrere in aggravamenti che portino a problemi fisici e accorcino la vita e una pratica condivisa dai terapeuti come fondamentale. L’utilizzo dei farmaci è finalizzato a creare queste condizioni.

  1. GRUPPO – Il gruppo è la condizione riabilitativa normale utilizzata da La Casa Blu aps. Nel gruppo le relazioni si devono sviluppare principalmente tra pari (Destinatari) e devono portare all’Autogestione, cioè alla sostanziale “guarigione”. Nel Gruppo il volontario assume un ruolo di organizzatore e stimolatore, di sottofondo, valorizzando la partecipazione attiva dei Destinatari. Nei gruppi psicologici l’attività è orientata al parlare di sé. Negli altri gruppi le attività sono orientate al fare e il parlare riguarda il fare, non si parla di sè. I gruppi hanno funzione riabilitativa. Spesso i destinatari ne percepiscono solo la funzione ludica e la frequentazione diventa “a piacere”. In sintonia con i Volontari, terapeuti dovrebbero prescrivere i Gruppi, così come si prescrive un farmaco.
  2. RELAZIONI DEL FARE INSIEME – Le relazioni tra i Destinatari e con i Volontari non dovrebbero essere solo quelle del parlare, ma soprattutto quelle del “fare insieme”. Anche camminare fianco a fianco è una relazione. Le relazioni del fare sono le più importanti e solide.
  3. ACCOGLIENZA – Il Volontario deve preoccuparsi di creare le condizioni perché nel gruppo i membri si sentano accettati, l’attività sia attrattiva e vi sia di conseguenza una frequentazione regolare. Il Volontario non dovrebbe mai mostrare meraviglia o disappunto per i comportamenti dei Destinatari.
  4. ATTEGGIAMENTO ADULTO – Il Volontario non dovrebbe assumere atteggiamenti prescrittivi (non devi …, non si fa …), o autoritari che, richiamando la figura genitoriale, possano innescare atteggiamenti di ribellione e impediscano lo sviluppo dell’autonomia. E’ utile gestire i conflitti con domande del tipo “tu cosa faresti …” che innescano processi razionali oppure fare più proposte lasciando la libera la scelta.
  5. ARMONIA – Perché si possa “stare bene insieme” i Volontari dovrebbero riconoscere le situazioni in cui la patologia di alcuni soci li porta alla polemica e alla manipolazione dei fatti e non dovrebbero dare peso alla voce dei soci manipolatori in modo da smorzare sul nascere i comportamenti che generano tensioni tra soci e di conseguenza anche talvolta tra volontari.
  6. PARI OPPORTUNITA’ – E’ necessario creare le condizioni perché tutti i soci accedano ai Gruppi a loro adatti e la presenza dei soci più esuberanti non crei l’esclusione dei più timidi, o quella dei più vecchi non escluda i più giovani. In tal senso, compatibilmente con le risorse disponibili, si può utilizzare la separazione di gruppi compatibili.
  7. INCLUSIONE – Il gruppo esprime la sua funzione riabilitativa quando vi partecipano quante più possibile persone considerate ”socialmente normali”. I Volontari sono le nostre persone socialmente normali più facilmente disponibili. I Volontari referenti dei Laboratori favoriranno quindi la partecipazione di altri Volontari e terzi nel ruolo di “inclusori” attivi.
  8. AUTONOMIA – Il Volontario dovrebbe limitare i servizi di trasporto ai casi effettivamente necessari. I Volontari-Genitori dovrebbero limitare al massimo la compresenza con i Destinatari loro figli e quando necessaria per motivi organizzativi lasciare gestire il rapporto con i figli ad altri volontari presenti.
  9. DIPENDENZA – La partecipazione dei Destinatari alle attività di Gruppo non dovrebbe essere quotidiana, ma dovrebbe lasciare spazio a momenti di autonomia in modo da non creare dipendenze dall’associazione. Le richieste di soci troppo esigenti dovrebbero essere calmierate dai Volontari riportando sempre la decisione al Gruppo.
  10. RAPPORTI DUALI – Il rapporto duale (1 Volontario – 1 Destinatario) ha la funzione di portare nel gruppo le persone in maggiore difficoltà relazionale o aiutare nell’emergenza. L’erogazione di sostegno individuale ad un socio dovrebbe sempre essere applicato solo a casi specifici e per tempi limitati e condiviso con il Consiglio.

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