Linee guida per la gestione dei gruppi

di riabilitazione sociale

Il disagio giovanile nasce spesso come una richiesta profonda di attenzione, di senso e di riconoscimento.

Il portare le persone ad uscire di casa, L’inclusione in gruppi sociali esterni alla famiglia è uno degli elementi fondamentali del percorso di riabilitazione sociale per non incorrere in aggravamenti che portino alla cronicizzazione e a problemi fisici che accorciano la vita.

  1. GRUPPO – Il gruppo è la condizione riabilitativa normalmente utilizzata da La Casa Blu aps. Nel gruppo le relazioni si sviluppano principalmente tra pari e questo può portare all’Autogestione, cioè ad avviarsi verso un progetto di vita. Nel Gruppo il volontario assume un ruolo di organizzatore e stimolatore, di sottofondo, sostanzialmente di facilitatore laddove è necessario valorizzare la partecipazione attiva dei Destinatari che devono rimanere i protagonisti.

I gruppi hanno funzione riabilitativa. La partecipazione al Gruppo è una libera scelta del Socio. La funzione dei Volontari è di motivare i Destinatari.

  • RELAZIONI DEL FARE INSIEME – È auspicabile che le relazioni tra i Destinatari e i Volontari non siano solo quelle del parlare, ma soprattutto puntino a “fare insieme”. Anche camminare fianco a fianco è una relazione. Le relazioni del fare in questi casi sono le più importanti e solide poiché capaci di veicolare a trasformazione. Nella relazione il Volontario non deve indagare il passato del destinatario. Solo nei gruppi psicologici l’attività è orientata al parlare di sé.
  • ACCOGLIENZA – Il Volontario si preoccupa di creare le condizioni perché nel gruppo i membri si sentano accettati, l’attività sia attrattiva e vi sia di conseguenza una frequentazione regolare. Il Volontario è necessario che non mostri meraviglia o disappunto per i comportamenti dei Destinatari. Occorre che mantenga un atteggiamento privo di giudizio ma faccia rispettare il regolamento dell’associazione nel rispetto di tutti i partecipanti.
  • DISTANZA INTERPERSONALE – il Volontario deve tenere una distanza interpersonale adeguata al livello di confidenza che ha con la singola persona. E’ indicata in almeno 1 metro ai primi incontri o con per le persone con cui non si ha sufficiente confidenza.
  • DIALOGARE E ASCOLTARE – Il dialogo è molto importante, è il supporto di tutto questo lavoro, ma per costruire un dialogo è necessario ascoltare il Destinatario/la Destinataria, ascoltare i suoi silenzi senza scoraggiarsi, ascoltare senza idee preconcette e nell’ignoranza di quello che può fare il suo bene perché, di fatto, non sappiamo cosa faccia bene all’altra persona.
  • FARMACI – data la presenza di farmaci nella dieta dei Destinatari è necessario che i Volontari evitino in modo assoluto l’invito a bere alcolici o lievemente alcolici e siano ben attenti anche nell’uso indiscriminato del caffè informandosi di cosa e quanto possa essere di danno ai vari Destinatari.
  • ATTEGGIAMENTO ADULTO – Il Volontario non assume atteggiamenti prescrittivi (non devi …, non si fa …), o autoritari che, richiamando la figura genitoriale, possono innescare atteggiamenti di ribellione e impediscono lo sviluppo dell’autonomia. E’ utile gestire i conflitti con domande del tipo “tu cosa faresti …” che avviano processi razionali oppure fare più proposte lasciando la libera scelta, in pratica attivare il dibattito e il pensiero.
  • CONDIVISIONE – In caso di pranzi o cene insieme il volontario e i ragazzi si adegueranno alle scelte del gruppo. In casi particolari di diete differenziate dei Volontari o degli utenti per ragioni mediche i Volontari spiegheranno al gruppo la situazione in modo che la scelta non possa essere intesa come essere speciali.
  • ARMONIA – Perché si possa “stare bene insieme” è essenziale che i Volontari riconoscano le situazioni in cui le peculiarità di alcuni soci li porta alla manipolazione e alla polemica. Le richieste di attività troppo personalizzate dovrebbero essere calmierate dai Volontari riportando la decisione al Gruppo. È meglio non dare peso alle polemiche in modo da smorzare sul nascere i comportamenti che generano tensioni tra soci e di conseguenza anche talvolta tra volontari.
  • PARI OPPORTUNITA’– E’ necessario creare le condizioni perché tutti i soci accedano ai Gruppi a loro adatti e la presenza dei soci più esuberanti non crei l’esclusione dei più timidi, o quella dei più vecchi non escluda i più giovani. In tal senso, compatibilmente con le risorse disponibili, si può utilizzare la separazione di gruppi compatibili. Occorre cercare di evitare ogni eccesso di protagonismo che toglie spazio agli altri.
  • INCLUSIONE – Il gruppo esprime la sua funzione riabilitativa quando vi partecipano quante più persone possibile considerate “socialmente aperte e disponibili all’ascolto”. I Volontari sono le persone socialmente aperte più facilmente disponibili. I Volontari e i Collaboratori responsabili dei Laboratori favoriranno quindi la partecipazione di altri Volontari e terzi nel ruolo di “inclusori” attivi, permettendo la de-stigmatizzazione del disagio psicologico e l’occasione di relazioni accoglienti, positive.
  • DIMENSIONI – Se c’è una cosa che in una comunità fa la differenza è il rapporto umano ma, quando si accolgono troppe persone, il rischio è quello di non riuscire a seguirle e farle diventare numeri, cosa che non ci piace.
  • RESPONSABILITA’ SOCIALI – Tutti i volontari e collaboratori operano affinché l’allestimento, il riordino e la pulizia delle sale siano una responsabilità dei soci destinatari, fino al conferimento dei rifiuti al cassonetto.
  • AUTONOMIA – Il Volontario limita i servizi di trasporto ai casi effettivamente necessari. È opportuno che i Volontari che sono anche Familiari limitino al massimo la compresenza con i Destinatari loro figli-fratelli e quando necessaria per motivi organizzativi lascino gestire il rapporto con i figli-fratelli ad altri volontari presenti e comunque non si inseriscano nelle discussioni del gruppo e non abbiano atteggiamenti genitoriali.
  • COSTANZA – La partecipazione dei Destinatari alle attività di Gruppo non può essere eccessivamente saltuaria, legata all’emotività e alla percezione ludica dei Gruppi con una frequentazione che diventa “a piacere” senza comprendere alcuna forma di impegno.
  • DIPENDENZA – La frequenza non dovrebbe nemmeno essere quotidiana, ma lasciare spazio a giornate di autonomia personale con incentivo all’autogestione di piccoli gruppi in modo da non creare dipendenze dall’associazione.
  • INVITO A CASA – È da evitare l’invito a casa del Volontario a meno che non sia discusso e strutturato in Consiglio. Una relazione troppo stretta si carica di affettività che può essere di intralcio a quella che è la meta dell’associazione: rendere i soggetti più indipendenti e capaci di reggere lo stress della vita: del lavoro, dell’amore, delle relazioni umane ecc.; limitarsi ad accompagnarli senza instaurare legami di dipendenza.
  • FUNZIONE DEL VOLONTARIO – il Volontario ha una funzione ben precisa che non è quella dell’amicone, né del sostituto del padre o della madre. Egli sostiene la possibilità del Destinatario di vivere in modo positivo la sua interazione con gli altri e con la realtà, di potersi inserire in un fare soddisfacente che aumenti la sua autostima.
  • PRIVACY – È molto importante mantenere la riservatezza rispetto a ciò di cui si viene a conoscenza del Destinatario, che si ascolta nei gruppi Destinatari e nella relazione personale con loro. Se ne può discutere con gli altri Volontari coinvolti nella relazione con quel dato Destinatario nei momenti di condivisione e formazione. In ogni caso, qualora ci fossero perplessità rispetto ad uno o più Destinatari, si può chiedere un momento di scambio, con gli altri interessati, al coordinatore dell’attività dei Volontari. Tutto questo nel rispetto e in segno di lealtà verso la persona che si ascolta.

La Casa Blu aps “stare bene insieme”

Versione del 30 settembre 2025