Linee guida per i genitori

di ragazzi in difficoltà emotiva o comportamentale

Riconoscere i segnali di disagio

Non sempre il disagio giovanile si manifesta con parole.

Osservare con attenzione:

  • Cambiamenti nel sonno o nell’alimentazione
  • Ritiro sociale, isolamento
  • Irritabilità o scoppi di rabbia insoliti
  • Calo del rendimento scolastico
  • Autolesionismo, uso di sostanze, comportamenti a rischio
  • Umore depresso, pianto frequente, apatia
  • Somatizzazioni: mal di testa, mal di pancia, nausea senza cause mediche

Non minimizzare (“è solo un periodo”, “è l’adolescenza”). Se il comportamento persiste per più di 2 settimane, è opportuno un confronto con uno specialista.

Non etichettare (“è un caso perso”). Il disagio è spesso temporaneo e modulabile.

Favorire la comunicazione (anche quando sembra impossibile)

  • Ascoltare senza interrompere o giudicare
  • Evitare prediche o soluzioni immediate
  • Essere paziente con i silenzi: il dialogo si costruisce nel tempo
  • Definire insieme regole, limiti e premi
  • Mostrare interesse autentico per ciò che sente, non solo per ciò che fa
  • Chiedere cosa pensa e quali aiuti vorrebbe

Spesso i ragazzi non cercano una risposta, ma un adulto che regga le loro emozioni. Scegliere momenti appropriati: quando entrambi siete calmi e rilassati. I ragazzi cercano genitori sufficientemente presenti e coerenti.

Gestire le proprie reazioni emotive

  • Il disagio di un figlio può riattivare ferite personali o sensi di colpa.
  • Evitare reazioni impulsive (es. minacce, urla, litigi)
  • Mostrare coerenza, calma e autocontrollo anche se dentro si è preoccupati
  • Prendersi momenti personali per ricaricare le energie

Un genitore in equilibrio è uno specchio emotivo sicuro per il ragazzo.

Cercare aiuto professionale senza imbarazzo

  • Collaborare con la scuola: incontrare insegnanti, psicologo scolastico, orientatore.
  • Tenere un diario di umore e comportamenti può aiutare.
  • Chiedere aiuto significa essere genitori responsabili
  • A volte è utile una consulenza solo per i genitori prima di coinvolgere il figlio
  • La psicoterapia familiare può risultare un aiuto efficace
  • Esistono servizi pubblici gratuiti o a basso costo (consultori familiari, servizi territoriali di neuropsichiatria infantile)
  • Usare risorse online affidabili (es. pag. del ministero della salute, enti di salute mentale).

In caso di ideazione suicidaria o comportamenti autolesivi, agire tempestivamente, anche rivolgendosi al pronto soccorso o ai numeri di emergenza psicologica.

Sostenere senza soffocare

  • Lasciare spazio per l’autonomia, sostenere gli interessi e le passioni dei ragazzi, la motivazione deve partire da loro
  • Aprire, sostenere il dialogo e la ricerca di nuove esperienze
  • Dare rinforzi positivi: evidenziare piccoli progressi e premiarli in modo equilibrato
  • Usare premi graditi, non imporre le proprie scelte

Il confine tra cura e controllo è delicato: accompagnare con rispetto.

Curare il clima familiare

  • Il dialogo tra i genitori è fondamentale
  • Coinvolgere l’altro genitore o figure adulte di riferimento
  • I ragazzi assorbono le tensioni familiari. Evitare litigi accesi davanti a loro.
  • Salutare i familiari quando si rientra a casa.
  • Favorire i momenti di qualità vissuti insieme (cenare, camminare, ascoltare musica, …).
  • Accettare che non tutto può essere risolto velocemente.

Un ambiente emotivamente sicuro è un fattore protettivo potente.

Gestire situazioni specifiche

  • In caso di aggressività o impulsività mettere in atto un momento di pausa, ricalibrare l’emozione, cercare di discutere a mente fredda.
  • Per la gestione della rabbia usare tecniche di respirazione e razionalità
  • In caso di disordini dell’attenzione o distrazione marcata: scomporre il problema in unità più piccole, preparare insieme una lista delle cose da fare, usare promemoria visivi, procedere a piccoli passi.
  • In ogni caso mantenere la routine familiare e le consuetudini quotidiane.

Informarsi in modo critico

  • Cercare fonti affidabili e confronti con specialisti
  • Evitare le diagnosi fai da te: ogni ragazzo è unico
  • Partecipare a incontri/formazione per genitori (scuola, ASL, associazioni)

Creare una rete di sostegno

  • Cercare alleati in parenti, amici, scuola, medici, …
  • Parlare con insegnanti, tutor scolastici per farsi il quadro completo
  • Condividere il carico emotivo con l’altro genitore (o chi ne fa le veci)