Linee guida per il sostegno domiciliare

nella riabilitazione sociale

Il disagio giovanile nasce spesso come una richiesta profonda di attenzione, di senso e di riconoscimento.

Il portare le persone ad uscire di casa, L’inclusione in gruppi sociali esterni alla famiglia è uno degli elementi fondamentali del percorso di riabilitazione sociale per non incorrere in aggravamenti che portino alla cronicizzazione e a problemi fisici che accorciano la vita.

Il percorso domiciliare è pensato per persone in stato di forte o assoluto ritiro sociale. Prevede: alta intensità di accompagnamento psicologico per uscire di casa con un approccio graduale che parte da una accoglienza individuale, anche con sostegno domiciliare usando sedi non canoniche come bar o piazze ed è possibile l’impiego di pari età “facilitatori”. La sintonia e la fiducia può essere rinforzata con la condivisione di concetti di educazione sul disagio che de-medicalizzano il rapporto. Il percorso conduce gradualmente a riuscire ad affrontare i piccoli gruppi-parola.

  1. RAPPORTI DUALI – Il rapporto duale (1 Volontario – 1 Destinatario) ha la funzione di accompagnare nel gruppo le persone in maggiore difficoltà relazionale al primo ingresso o aiutarle nell’emergenza. L’erogazione di sostegno individuale ad un socio dovrebbe sempre essere applicata solo a casi specifici e per tempi limitati e condivisa con la psicologa di riferimento.
  2. FUNZIONE DEL VOLONTARIO – il Volontario ha una funzione ben precisa di educatore che non è quella dell’amicone, né del sostituto del padre o della madre. Egli sostiene la possibilità del Destinatario di vivere in modo positivo la sua interazione con gli altri e con la realtà, di potersi inserire in un fare soddisfacente che aumenti la sua autostima.
  3. ATTIVITA’ SOSTITUTIVE – Sono assolutamente da evitare tutte le attività in cui l’educatore agisce al posto dell’assistito. E’ normale ricevere richieste di aiuto per la gestione della casa, dell’igiene personale, la preparazione dei pasti, attività che quasi sempre la persona stessa è in grado di fare da sè.
  4. RELAZIONI DEL FARE INSIEME – È auspicabile che le relazioni tra i Destinatari e i Volontari non siano solo quelle del parlare, ma soprattutto puntino a “fare insieme”. Anche camminare fianco a fianco è una relazione. Le relazioni del fare in questi casi sono le più importanti e solide poiché capaci di veicolare a trasformazione.
  5. EDUCAZIONE ALL’IMPREVISTO – la routine è molto tranquillizzante, ma la vita è anche imprevisto. Saltare un appuntamento per giustificato motivo può essere educativo.
  6. PRIVACY – Nella relazione il Volontario non deve indagare il passato del destinatario. È molto importante mantenere la riservatezza rispetto a ciò di cui si viene a conoscenza del Destinatario. Se ne può discutere con gli altri Volontari coinvolti nella relazione con quel dato Destinatario nei momenti di condivisione e formazione.
  • TELEASSISTENZA – quando la persona è chiusa in casa può essere utile aprire un canale di contatto a distanza per sentire come va, come è passata la giornata e quali sono i programmi per la prossima. Le videochiamate sono da preferire alla sola chiamata voce perchè abituano ad accettare la fisicità dell’altra persona.
  • SOSTEGNO IN CASA – Non è vietato ma è da gestire con il contagocce. Una relazione troppo stretta si carica di affettività che può essere di intralcio a quella che è la meta dell’associazione: rendere i soggetti più indipendenti e capaci di reggere lo stress della vita: del lavoro, dell’amore, delle relazioni umane ecc… E’ importante non instaurare legami di dipendenza affettiva.
  • USCITE ATTORNO A CASA – l’accompagnamento all’autonomia affettiva e sociale può essere condotto con uscite attorno a casa, giro al mercato, sosta in un bar in cui la persona si paga la propria consumazione.
  • ATTIVITA’ IN RETE – l’accompagnamento presso altre associazioni che stimolino attività di autonomia o presso luoghi di culto, purchè questi scelti dalla persona, sono una pratica positiva. Sono da evitare contaminazioni con il mondo della disabilità che in genere è portatore di pratiche di assistenzialismo e non di autonomia.
  • ACCOMPAGNAMENTO AI GRUPPI – Il volontario può accompagnare la persona a i gruppi dell’associazione usando i mezzi che la persona può usare autonomamente. Se possibile da evitare di fare il tassista.

ATTIVITA’ ESCLUSE

  1. ATTIVITA’ CLINICHE – Supporto psicologico, monitoraggio sintomi, gestione farmaci, psicoeducazione sono di pertinenza di personale specializzato come la psicologa.